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La progettualità è una delle espressioni più vive e concrete dello spirito aggregativo e collaborativo di un'associazione: pur nel nostro piccolo, insieme possiamo fare grandi cose.

 

UnionTuscia™ ha lanciato e sviluppa costantemente - attraverso il lavoro dei propri Soci, di simpatizzanti e di volontari esterni all'organizzazione - una serie di iniziative progettuali le cui motivazioni attingono direttamente al patrimonio di valori su cui l'Unione si fonda ed i cui obiettivi  contribuiscono a realizzarne le finalità associative.

 

Clicca sulle icone qui sotto per andare al rispettivo progetto:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

tuscia valley

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un modello di sviluppo territoriale

 

Contribuire a creare un Distretto Produttivo Culturale-Turistico  della Tuscia Romana è uno degli obiettivi primari dell'Unione e già i primi Direttivi hanno interpretato il proprio mandato, articolandone l'attuazione anche in quattro tipi di azioni propedeutiche a questo contributo alla tutela, sviluppo e promozione del territorio eletto:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- l’accreditamento formale presso la Regione Lazio, le Province di

Roma e Viterbo ed i 90 Comuni della Tuscia Romana;

 

- la creazione una rete di contatti personali anche con Camere

di Commercio, BIC Lazio, Agenzia Sviluppo Lazio, ISI - Impresa Sviluppo Innovazione e Consorzio Tuscia Turismo;

 

- la mappatura delle competenze oggi presenti sul territorio,

native ed immigrate, per arricchire qualitativamente il lavoro interno ed esterno dell’Unione;

 

- dar vita ad una serie di progetti pilota riproducibili nel

territorio, capaci di concretizzare i principi che ispirano l'azione dell'associazione, renderla comunicabile e credibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quale modello di sviluppo territoriale è stato scelto “Tuscia Valley™”, basato sull’interazione tra soggetti di eccellenza:

 

- Centri di Studi, come le Università degli Studi "La Sapienza" di

Roma e “La Tuscia” di Viterbo;

 

- Centri di Ricerca, come l'ENEA-Casaccia ed il CNR;

 

- Incubatori di imprenditoria innovativa, già fisicamente realizzati

ma non ancora operanti nel loro autentico ruolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il concetto di “valley” - valle o vallata - creato e lanciato mezzo secolo fa negli Stati Uniti dall’Università di Stanford, in realtà per risolvere dei propri problemi economici, è poi catalizzante per l’avvio e lo sviluppo di quell’incredibile ed epico agglomerato imprenditoriale meglio conosciuto come "Silicon Valley", in California.

 

Il successo del modello di centri di studi, centri di ricerca ed incubatori in sinergia porta ad ineguagliabile sviluppo imprenditoriale in una zona completamente "fuori mano" e per lungo tempo "terra di nessuno", tanto che ne susseguono rapide clonazioni sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, sia in contesti provinciali che urbani, qui sotto la variante del nome “alley” - viale.

 

Questo modello di valley potrebbe esser applicato al nostro ricchissimo patrimonio tanto di risorse climatico-naturali - quali sole e aria, laghi e mare, acque minerali e termali, macchia e boschi, materiali vulcanici - quanto di risorse storico-culturali - beni archeologici, urbanistici, architettonici,  storico-documentali e artistici - e risorse agricolo-artigianali.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se desideri approfondire il concetto di marketing territoriale” ovvero promozione del territorio, clicca qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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pianeta tuscia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Progetto "ombrello" e manifesto di riferimento

 

Benvenuti sul Pianeta Tuscia – Tutto un altro mondo™: ogni universo ha macro e micro dimensioni, è fatto di grandi e piccoli mondi,  così anche il nostro immediato contesto culturale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un’Azione di Recupero Culturale, come quella lanciata da UnionTuscia, richiama la necessità di una definizione o, se necessario, ri-definizione del nostro stesso concetto di cultura”, la quale ha rilevanza solo come “condivisione di valori”, su cui basare un comune stile di vita.

 

 

 

 

 

 

 

Cultura è il nostro “comune patrimonio di conoscenze, competenze e valori”conoscenze come “sapere”, competenze come “conoscenze applicabili” ed usate ad un fine, valori reali e “simbolici”, capaci di dare cioè “significato” alle nostre conoscenze e competenze, costruiti “socialmente” - insieme! - dalle generazioni precedenti fin dai tempi dei tempi, cui noi stessi siamo chiamati a contribuire condividendoli culturalmente” - nel nostro modo di pensare e soprattutto nei nostri comportamenti! - elementi “qualificanti” del nostro stesso esistere, delle nostre azioni e della nostra vita, sia individuale che collettiva, la guida morale ed etica che andiamo a trasmettere alle future generazioni.

 

In altre parole la nostra eredità più preziosa, acquisita e da lasciare, quello che siamo, l’insieme di fatto di tutto quello che conosciamo e sappiamo fare, ma soprattutto il perché lo facciamo: il grado evolutivo del nostro saper vivere, lavorare e crescere insieme.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Se non conosco, non apprezzo

Se non apprezzo, non tutelo.

Se non tutelo, non “valorizzo”.

 

Una cultura presuppone il saper ap-prendere, com-prendere ed intra-prendere, del resto facilmente misurabile nella capacità di creare insieme “valore aggiunto”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Anche “fare impresa” , arricchire cioè di nostro, è espressione e indicatore di cultura.

 

Come imprenditori identifichiamo potenzialità e, gestendo al meglio le risorse umane, materiali ed economiche a nostra disposizione, produciamo valore aggiunto, prodotto la cui qualità è così palese ed appetibile da essere oggettivamente “apprezzato”, cioè riconosciuto da altri come degno di pagamento o di scambio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al tempo stesso siamo così proiettati nel fare quello che facciamo, che ne dimentichiamo spesso il “perché”.

 

Purtroppo la “traccia” più duratura di noi nel tempo, l’“impronta” che lasceremo nella nostra cultura, non sarà tanto quello che avremo fatto, quanto la capacità di trasmettere il perché lo abbiamo fatto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questi “valori trasmessi” (o non) costituiscono il testimone alle generazioni future, il nostro contributo all’evoluzione culturale della società.

 

In qualità di “creatori di benessere” noi imprenditori siamo – al pari di politici, artisti e custodi del sacro – tra le espressioni e gli indicatori più attendibili dello stato di salute dell’ambiente culturale e sociale di cui facciamo parte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La società siamo noi, noi la cultura e la nostra storia: nel piccolo delle nostre imprese, anche noi stiamo contribuendo a scrivere la nostra storia comune e ad arricchire (o impoverire) la nostra comune cultura.

 

Possiamo farcela: insieme niente è impossibile.

E accendere una fiammella è pur sempre meglio che maledire il buio!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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tuscia impresa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un progetto occupazionale

 

Nel nostro piccolo possiamo fare grandi cose: ritrovare la fiducia nelle proprie potenzialità, come individui, gruppi, comunità e territorio, per costruire una nuova imprenditoria su basi di genuina imprenditorialità, un’imprenditoria che non si nutra di nepotismi, di favoritismi o dei soliti interessi di parte, che sia riconoscibile piuttosto per il suo talento, merito e qualità!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Imprenditoria innovativa

 

Modi nuovi e migliorati di fare le cose che già facciamo, ma anche fare cose del tutto nuove.

 

Meno banalità, meno “far finta di”, meno scoraggianti “così abbiamo sempre fatto”.

Più idee, più voglia di investire, più coraggio di rischiare!

 

Imprenditoria giovanile

 

Sbocchi professionali alle giovani, nuove competenze di cui il territorio ha così acuto bisogno, ma di cui viene ancora regolarmente salassato a favore dei tradizionali centri di potere – politico, economico e industriale.

 

Meno parassitismo, meno pendolarismo, meno fughe di nuove e giovani competenze dal territorio per mancanza di sbocchi professionali.

Più stimoli, più fiducia nel nostro futuro , più sano localismo!

 

Imprenditoria femminile

 

Altro che “rosa” - vitale, appassionata, intelligente, non convenzionale, finalmente libera di esprimersi oltre i limiti dei ruoli imposti da una società patriarcale e maschilista, di comodo, piena di pregiudizi obsoleti.

 

Meno zombi incravattati, meno giochi di potere.

Più donne, più vitalità ed originalità nell'imprenditoria!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Storie vere Turans Turanpi - un business tutto al femminile

 

“Con questo progetto le due amiche hanno aperto un negozio ed aderito all'Unione degli Imprenditori della Tuscia Romana, con Tuscia Impresa ‑ Nuova Imprenditoria & Tradizione Innovativa, realizzando un sogno e facendo della propria arte un business tutto al femminile!”

 

Flemingroma ‑ Ottobre 2004

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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opifex tusciae

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un progetto di formazione

 

Italiani "un popolo di Poeti, di Artisti, di Eroi, di Santi, di Pensatori, di Scienziati, di Navigatori, di Trasmigratori"?

Retorica politica a parte, la monumentale scritta sulla facciata del cosiddetto "Colosseo Quadrato" dell'E.U.R., a Roma, declama un patrimonio culturale, oggettivamente tra i più ricchi un popolo abbia mai creato o ereditato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Santi e poeti, certo, ma soprattutto "intraprenditori", grandi lavoratori e imprenditori di successo, perché la creatività, questa nostra capacità di “costruire”, nel senso più lato, positivo e bello della parola, ci è riconosciuta da sempre nel mondo: basti pensare al “Made in Italy”, alla qualità del nostro design industriale, all'alta moda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In una terra benedetta come questa, siamo tutti artisti “nati” - poi naturalmente c’è tutto il resto o, meglio, manca tutto il resto...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Allora ognuno a modo suo diventa virtuoso nell’arte di arrangiarsi e sopravvivere, si affida a conoscenze, scorciatoie e raccomandazioni, predestinata preda di una mentalità clientelare, che mette radice, si consolida e soffoca i doni dell’intelligenza e dell’intraprendenza, a favore di “qualità” di seconda mano, come furbizia e comodo.

 

La disillusione e la rassegnazione che ne conseguono soprattutto nei giovani, quel dover aguzzare i gomiti invece dell’ingegno, non sono proprio caratteristiche di una società gestita da un moderno “potere di servizio”, che aiuti a crescere, piuttosto sintomi di un arcaico “potere di controllo”, agente cancerogeno ai danni di spirito imprenditoriale, capacità di iniziativa e attitudine propositiva.

 

Se continua così saremo presto un popolo di de-formati e senza lavoro, che continua a sfornare generazioni di diplomati e laureati “per forza” e/o “pro forma”, infelici possessori a vita di un “titolo” vuoto e pezzi di carta senza valore, i quali, nella stragrande maggioranza dei casi, non porteranno a quel “posto fisso”, chimera di benpensanti genitori: un vero suicidio sociale!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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UnionTuscia propone di fare più impresa e vero sistema attraverso una rete di piccoli centri di formazione, altamente specializzati e decentralizzati nei 90 Comuni del territorio,  con un’offerta pratico-teorica, di alternativa per quei giovani che scelgano di indirizzarsi verso il futuro esercizio di una professione, anche in proprio, e di sostegno per chi già la eserciti  e/o gestisca un’attività imprenditoriale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Scuola Territoriale delle Arti e dei Mestieri della Tuscia Romana™ - La scuola che si fa in quattro per te!

 

L’iniziativa vuole aiutare i giovani a riscoprire i mestieri, quelli tradizionali tipici del territorio e quelli nuovi oggi esercitati, stimolando il loro talento, creatività e spirito imprenditoriale.

 

Questo spazio di formazione professionale per micro, piccola e media impresa può essere gestito in collaborazione con Regione, BIC, Province, Camere di Commercio, Amministrazioni locali, imprenditori associati e validi attori locali, già attivi o interessati ad investire nel settore della formazione professionale, uno dei più espansivi.

Le strutture ed offerte già esistenti sul territorio vengono messe in rete, coordinate, completate e specializzate, rese più efficaci e complementari, creando sinergie di sistema a vantaggio di tutti!

 

Una continua crescita nella conoscenza e nell’esperienza attraverso formazione su quattro livelli, serialmente collegati in un preciso iter di sviluppo professionale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Primo livello - La Scuola di Apprendistato

 

A partire da 15 anni corsi bi-/triennali di pratica e teoria: una parte empirica dominante , a garantire un progressivo patrimonio personale di conoscenze procedurali e di esperienze o “specializzazione” in una professione, l'altra complementare e di sostegno, con un'ampia base di cultura generale ed un approfondimento cognitivo dei principi che verranno applicati nella relativa professione.

 

Un Contratto di Formazione Professionale tra imprenditore-tutore e giovane con l’intermediazione di un “Delegato alla tutela” da parte dell’Unione, grazie al quale l’apprendista benefici di una formazione di base completa, indispensabile al futuro esercizio della professione scelta: formazione pratica 4-5 giorni la settimana in una delle imprese associate all’Unione, teorica 1-2 giorni la settimana in uno dei Centri Distrettuali della Scuola.

 

Un Attestato di Competenza Professionale che porti ad una qualificazione pienamente riconosciuta dalle imprese associate all’Unione e al diritto di accedere al secondo livello della Scuola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Secondo livello - La Scuola di Gestione d'Azienda

 

Corso di un anno, ugualmente basato su alternanza tra stage in aziende e formazione teorica presso i Centri Distrettuali, il cui programma comprenda corsi teorici e pratici di preparazione alla gestione tecnica, commerciale, finanziaria ed amministrativa d’impresa: una specializzazione manageriale di gestione d’impresa in cui alla padronanza tecnica del proprio mestiere venga aggiunta la capacità di gestire efficacemente un’attività professionale commerciale.

 

Un Certificato di Competenza Gestionale che faccia sì che la formazione sbocchi in un riconoscimento formale dell'acquisita competenza, rispondente alle esigenze di accesso alla professione a livello gestionale-amministrativo di risorse umane, beni patrimoniali, economia, logistica, autocontrollo della qualità, comunicazioni di mercato e cura del cliente.

 

Il corso permetterà di trovare impiego presso imprese piccolo-medie in qualità di Responsabile - ad esempio nella manifattura “Responsabile di magazzino”, nel commercio “Responsabile di boutique”, ecc.- e preparerà inoltre a gestire un'azienda in proprio: il titolo qualifica infatti al terzo livello della Scuola.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Terzo livello - L'Incubatore di Creazione e Sviluppo d’Impresa

 

Uno spazio temporale, virtuale e fisico, un accompagnamento alla creazione d’impresa, dove un gruppo di tutoraggio – cioè di competenza esperta, ascolto, scambio e informazione – segua il futuro imprenditore o chi voglia rivitalizzare la sua impresa già esistente.

 

Uno spazio protetto, “vivaio” o “incubatore”, in grado di mettere a disposizione quanto necessario al successo del progetto di avvio (persona fisica) o ri-avvio e consolidamento di un’attività imprenditoriale (persona giuridica): la struttura deve non solo sostenere i partecipanti nella “costruzione tecnica” dei loro progetti imprenditoriali, ma allenarli  soprattutto ad un giudizio critico della loro “realizzabilità” - dall’idea alla creazione d'impresa.

 

Un piano personalizzato di perfezionamento formativo e guida all'azione per chi, munito delle qualificazioni richieste, presenti un progetto d’impresa, chiedendo l’opportunità di raggiungerne una valutazione condivisa, sia soggettiva che oggettiva, su punti di forza ed eventuali carenze e di stabilire insieme un “piano di accompagnamento”, che corrisponda ai propri bisogni: le condizioni privilegiate dello spazio protetto devono però automaticamente cessare al validato consolidamento dell’impresa, creata o riattivata - di norma dopo un periodo massimodi 2-3 anni.

 

Se desideri approfondire in concetto di “Incubatori” e  incubazione d'impresa, clicca qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Quarto livello - Il Programma di Formazione Continua

 

Innovazione tecnologica e mercato non si fermano mai: anche piccole imprese devono continuamente confrontarsi con evoluzione tecnologica di processi produttivi, migliorate tecniche di gestione, crescente complessità di leggi e norme che ne regolano le attività, impari lotta contro concorrenza non sempre leale, precarietà ed instabilità - o comunque estrema dinamicità - di mercati in cui domina ormai una internazionalizzazione di contatti e scambi commerciali.

 

Una formazione che permetta all’imprenditore di continuare a crescere nella propria competenza professionale e gestionale, al ritmo di tempi e cambiamenti nel macro e micro ambiente in cui opera: per continuare ad apprendere, comprendere e intraprendere, rilevando in tempo e colmando lacune cognitive e procedurali (non si finisce mai di imparare), per avere controllo sulla propria attività e mantenere sufficiente dominanza nel proprio settore di competenza, aggiornando, approfondendo, specializzando, allargando e contestualizzando campo di azione, visione ed orientamento.

 

Il programma faccia parte integrante di un Piano Strategico Territoriale di Qualificazione e Ri-qualificazione Aziendale, che accompagni l’imprenditore durante tutta la sua vita professionale (3L – “Life Long Learning”) con seminari, conferenze, visite e viaggi di studio, corsi di introduzione ed approfondimento: l'offerta va adattata alle esigenze di contenuti, pedagogia e metodologia, mobilità ed orari specifiche di liberi professionisti, artigiani e piccole imprese e, quindi, resa accessibile anche a distanza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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mente locale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Progetti a carattere e di interesse locali

 

Esempio dal Comune di Bracciano: il passaggio a livello che mozza in due la cittadina - un contributo alla soluzione di una delle piaghe cittadine, mentre si aspetta di conoscere cosa il paese farà da “grande”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il problema e il suo contesto

 

Se si deve crescere male, meglio allora rimanere piccoli (ma non si può).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bracciano si trova in uno stato di rapida, bulimica rarefazione e sostanziale degrado, sotto una facciata cosmeticamente rifatta: non è una questione di oggi e neppure di estetica, ma di qualità della nostra vita che da troppo tempo va inesorabilmente impoverendosi!

 

Che un passaggio a livello nel bel mezzo del centro cittadino sia un fatto così assurdamente anacronistico, non ha bisogno di riferimenti normativi: basta ed avanza la quotidiana esperienza di questo strangolamento a singhiozzo, ormai subita da intere generazioni di cittadini, visitatori e turisti.

 

Nel 2002 l’allora candidato Sindaco Enzo Negri lo includeva, ad esempio, come assoluta priorità nel suo “Contratto con i Cittadini”.

 

A rendere oggi estremamente preoccupante la cosa, sono i piani ormai avanzati e prossimamente operativi (2008-2010) della realizzazione di un secondo binario sulla tratta ferroviaria Cesano-Bracciano, che comporterà una quasi raddoppiata frequenza dei collegamenti con la Capitale…

 

In bene e in male siamo comunque giunti ad un pressappoco totale assorbimento della cittadina nel contesto “metropolitano”, ma questo non deve necessariamente significare “subordinato”, “periferico” o “di riserva”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Coronas Metropolitanas la chiama “mobilità”

 

Sulle locandine di oltre un secolo fa - qui ad esempio “Città di Bracciano, Gita di piacere durante l’Anno Santo 1900 [!] - si può chiaramente leggere come per un viaggio in treno da Roma a Bracciano si impieghi poco più di un'ora: mentre oggi... miracoli del progresso!

 

L'unica cosa che davvero è cambiata (e purtroppo in peggio) è il linguaggio: il Programma di iniziativa comunitaria Interreg IIIC Sud si propone di confrontare le strategie di sviluppo locale che Comuni e Enti locali possono adottare per sfruttare le opportunità offerte dalla vicinanza di grandi aree urbane, superandone le condizioni di svantaggio e cui partecipano selezionate aree metropolitane di Madrid (capofila), Roma, Berlino e Atene, non parla più di trasporti ma di mobilità - ed è l'unica novità, scontato che dietro un sacco di belle parole si nasconda solo un incremento del pendolarismo”, deprecabile fenomeno che privilegia spostamenti di massa giornalieri verso centri di produzione e burocrazia (quindi di potere), piuttosto che incentivare imprenditorialità locale ed economie autonome.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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I quattro Comuni lacustri sono tre”

 

Come per il Pierino delle barzellette "i sette re di Roma erano cinque: Romolo e Remo", così i Comuni che si affacciano sul Lago Sabatino diminuiscono a seconda delle circostanze.

 

Quando si tratta di problemi da affrontare i Comuni lacustri sono sempre e solo Anguillara Sabazia, Bracciano e Trevignano Romano, anche se in effetti Anguillara non confini con Trevignano: tra loro c’è un quarto Comune, il grande assente – Roma!

 

Assente sì, quando si tratta di “dare”, ma non quando si tratta di “prendere” – sfruttare le risorse naturali del bacino Sabatino per sopperire ai propri bisogni e compensare la perdita della propria qualità della vita con dosi in prestito di quella che, se pur ormai solo a tratti, esiste nella sua dimenticata provincia: prima fra tutte l’acqua, l’aria e la natura ancora quasi intatta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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E dov’è finito il PRUSST?

 

Nella Tuscia Romana il Comune di Civitavecchia si è fatto promotore del PRUSST interregionale “Patrimonio di San Pietro in Tuscia ovvero il Territorio degli Etruschi”, invitandovi come copromotori gli altri Comuni dell’area al fine di  individuare un insieme integrato e coordinato di interventi pubblici e privati.

 

Questo partendo dalla convinzione che Civitavecchia rappresenti ancora oggi la porta marittima di accesso ai territori dell’antica Etruria e che su questo tema possa essere impostato un ampio programma di sviluppo turistico, sociale e di recupero del nostro immenso patrimonio naturale, paesaggistico, archeologico, architettonico, storico e monumentale, in grado di competere con le altre iniziative territoriali pianificate, in atto o già realizzate nella Regione Lazio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Con il PRUSST il territorio della Tuscia Romana può trovare un vero riequilibrio alle oggi sbilanciate tendenze gravitazionali della “regione romana”, nel quadro d’una nuova politica di sviluppo produttivo e di valorizzazione turistica in cui tutela e valorizzazione del patrimonio storico e naturale abbiano assoluta preminenza, abbandonando le indiscriminate urbanizzazioni per inutili espansioni residenziali che hanno finora depauperato il territorio della sua millenaria ricchezza: l’armonia tra uomo e natura.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Realistiche soluzioni ad un problema terra terra

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Illustratone il contesto politico territoriale, possiamo di nuovo immergerci nel nostro microcosmo ed illustrare il finora ignorato contributo alla soluzione del passaggio a livello di Bracciano: l’idea-progetto è stata originariamente elaborata dal Socio Promotore di UnionTuscia e da uno dei titolari illustrata ai rappresentanti politici di entrambi gli schieramenti durante la preparazione dei rispettivi programmi elettorali del 2002 (!), prima delle precedenti elezioni e a titolo gratuito.

 

Un promemoria è stato successivamente portato al Comune per essere distribuito ai membri della nuova Giunta Comunale (ad alcuni addirittura consegnato di persona), ma, nonostante ripetuti tentativi di sollecito verso rappresentanti sia di maggioranza che opposizione, la proposta non è neppure arrivata in Commissione Urbanistica durante cinque lunghi anni: vale sempre il “Nemo propheta in patria” o è davvero l’ennesimo rifiuto dell’uovo di Colombo?

 

Ed ora c'è una nuova Giunta...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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laboris et honestatis fructus

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un progetto museale

 

La memoria individuale, familiare e collettiva: noi siamo quello che ricordiamo, come individui e come collettivo umano, ed il culto della memoria è una parte centrale della nostra identità e presupposto per ogni ulteriore progresso umano - tutto vive, fa parte della nostra vita individuale e sociale, soltanto finché lo ricordiamo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo contesto la memoria del lavoro e della produzione è il ricordo e la commemorazione dovuta di due aspetti alla base del benessere di cui godiamo.

 

La peculiarità del museo che proponiamo è l’ambizione di voler fondere il luogo di “memoria del lavoro e della produzione” ad una “scuola di arti e mestieri” per le nostre nuove generazioni, integrando così passato, presente e futuro nel modo più naturale, organico e vivo possibile (vedi anche sopra il progetto Opifex Tusciae).

 

Il concetto di “Museo Territoriale del Lavoro e dell’Industria della Tuscia Romana” potrebbe – parallelamente e/o successivamente – censire, stimolare e comprendere una rete di iniziative similari sull’intero territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Le fasi di realizzazione del progetto

 

1. Un museo virtuale divulgabile via internet.

 

2. Una sezione multimediale da inserire nei musei esistenti sul

territorio della Tuscia Romana.

 

3. Un museo fisico, con la riutilizzazione degli elementi multimediali

già realizzati, arricchiti dei temi mancanti.

 

4. Una rete museale – virtuale e fisica – dei luoghi di memoria

del territorio, che li metta in relazione, ponendolo in un contesto storico-geografico-sociale e renda pienamente accessibile a tutti – scuole, cittadini, turisti, studiosi e ricercatori - l’immenso patrimonio culturale degli uomini e delle donne della Tuscia Romana.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Contribuisci anche tu alla creazione del museo!

 

Ogni casa custodisce veri e propri tesori di storia familiare, testimonianze preziosissime, il cui valore va ben oltre l'aspetto affettivo privato: metterli a disposizione della comunità e farli  conoscere alle giovani e future generazioni è un atto dovuto, forse uno dei più significativi contributi che ognuno di noi può dare a quella trasmissione di valori essenziale a mantenere viva la nostra comune identità.

 

Segnalazioni, prestiti o donazioni che siano, l'importante è che di questi reperti si venga a pubblica conoscenza, che siano documentati e cataloghizzati, se necessario restaurati per evitarne l'inevitabile progressivo deterioramento - lettere, cartoline, scritti, atti pubblici, libri, riviste, giornali, foto, disegni, oggetti di uso quotidiano, giocattoli, abiti, biancheria, ricami, arnesi, strumenti, macchine, edifici, luoghi, filastrocche, musiche, canti, proverbi, detti popolari, aneddoti, nomignoli, favole, ricette, usanze, memorie...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Il gruppo di lavoro progettuale

Da sinistra a destra:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Angela Carlino Bandinelli, ricerca storico-sociale;

- Sandro Carradori, ricerca amatoriale, documentazione

fotografica, grafica;

- Luigi Felluca, costume, collezionismo;

- Germano Lucci, documentazione fotografica;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Brigida Mantini Benedicti, archivistica documentale;

- Bruno Panunzi, ricerca e documentazione storica ed artistico-

culturale;

- Giuliano Perugini, ricerca architettonica ed urbanistica;

- Massimo Perugini, collezionismo, costume, divulgazione

culturale;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Giuseppe Pontuali, costume, ricerca etno-musicologica;

- Luciano Russo, ricerca amatoriale, responsabilità progettuale e

redazionale;

- Lorenzo Senatore, costume, documentazione fotografica anche

aerea.

 

 

 

 

Se desideri approfondire, clicca qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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terSo mondo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un progetto umanitario

 

Una campagna di solidarietà verso i molti paesi in via di sviluppo dove deforestazione, saccheggio sistematico dei boschi e incendi provocano, tra l’altro, l’erosione di vasti territori trasformandoli in steppe e mettendo così in moto un processo inarrestabile di desertificazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sentito localismo, ma anche senso di contestualità della nostra vita biologica e sociale, conoscenza del passato e slancio verso il futuro, partecipazione attiva a quello che succede vicino e “lontano” da noi.

 

Qui espressi in un piccolo grande aiuto al Terzo Mondo, perché anche Nel nostro piccolo possiamo fare grandi cose!™”

 

L’Unione propone una Campagna di Solidarietà con le popolazioni nomadi di quei paesi, soprattutto del troppo spesso dimenticato continente africano, dove la mancanza di materie combustibili alternative le costringe a quotidiane e faticose raccolte di legna da ardere, per motivi di vera sopravvivenza.

 

Il patrimonio boschivo è minacciato anche dal bisogno impellente di combustibile delle popolazioni locali, che così contribuiscono paradossalmente al degrado della propria terra, al punto da renderla inabitabile: terminati gli alberi, rimangono sterpi o cespugli e questo, purtroppo, accelera disastrosamente la desertificazione di interi territori, spingendo le tribù a cercarne sempre di nuovi.

 

Un circolo vizioso che anche noi possiamo contribuire a spezzare!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L’energia solare una soluzione a basso prezzo e direttamente fruibile, con meno inquinamento, meno fatica e meno rischio di incendi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una delle più valide alternative al tradizionale consumo dei combustibili fossili è l’utilizzo dell’energia solare, gratuita e praticamente illimitata: al suo uso per la cottura dei cibi, cosa realizzabile a basso costo e in tempi brevi, è interessato ben un terzo dell’umanità.

 

A questo aspetto della crisi energetica, su cui si scrive moltissimo ma per cui ben poco si fa, è facilmente possibile far fronte distribuendo in tutto il mondo i necessari oltre 200 milioni di fornelli ad energia solare: nelle regioni oggi colpite da carenza di combustibile, l’uso del fornello solare consente di ridurre le

emissioni di CO2 anche di 10 tonnellate per anno.

 

In base al C.D.M. o "Clean Development Mechanism", definito dal protocollo di Kyoto, questo risultato potrà inoltre essere computato a beneficio del paese industrializzato impegnato nel finanziamento dell’iniziativa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La cucina ad energia solare – una piccola, grande rivoluzione

 

Uno dei pionieri nel campo dello sviluppo di fornelli solari è l’ingegnere tedesco Dieter Seifert - insignito dello European Solar Prize, il “Premio Solare Europeo” - e, grazie alle sue iniziative, ne sono già in uso 15.000 in 80 paesi: le caratteristiche principali del suo modello sono semplicità di design, robustezza di costruzione, minimo peso ed ingombro per il trasporto, facilità di assemblaggio, uso e smontaggio - aspetti fondamentali per le popolazioni nomadi.

 

L’uso delle cucine solari:

 

- libera le donne e i bambini dalla fatica quotidiana della

raccolta di materiale combustibile, eliminando al tempo stesso i danni provocati dal fumo ed il rischio di incendi;

 

- contribuisce ad arginare la distruzione del patrimonio forestale;

 

- come forno trova applicazioni anche nell’ambito di attività

economico-produttive artigianali locali, come ad esempio la conciatura dei pellami e la colorazione dei tessuti;

 

- consente di risparmiare cherosene, un combustibile costoso e

non sempre disponibile;

 

- permette di conseguenza a paesi già poveri di ridurre le

spese in valuta.